In questo articolo approfondisco Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow di Gabrielle Zevin, un romanzo che usa il videogioco come lingua narrativa per parlare di amicizia, ambizione, perdita e creatività. Ti aiuto a capire perché ha colpito così tanti lettori, come si costruisce la sua trama su più decenni e cosa significa davvero il titolo. Se ti interessano i romanzi contemporanei che tengono insieme cultura pop e spessore letterario, qui trovi una lettura utile e concreta.
I punti essenziali da conoscere prima di iniziare
- È un romanzo di Gabrielle Zevin uscito nel 2022, arrivato in Italia con Nord nel 2023 nella traduzione di Elisa Banfi.
- Segue Sam, Sadie e Marx mentre passano dall’infanzia alla maturità e trasformano una passione comune in un lavoro creativo.
- Non è una storia d’amore classica: il centro è il legame tra persone che si scelgono, si feriscono e continuano a collaborare.
- Il titolo richiama Macbeth e aggiunge una lettura sul tempo, sulla ripetizione e sulla possibilità di ricominciare.
- Funziona anche senza essere appassionati di videogiochi, ma chiede attenzione ai salti temporali e ai rapporti tra i personaggi.
Di che romanzo si tratta davvero
Se devo sintetizzarlo in una frase, lo considero un romanzo sulla costruzione di un rapporto umano dentro e contro il lavoro creativo. La storia parte da un incontro decisivo tra Sam Masur e Sadie Green, poi li segue mentre trasformano una passione condivisa in un mestiere, un’ossessione e, a tratti, una ferita aperta. La narrazione si muove dagli anni Novanta ai decenni successivi, quindi non punta sull’effetto sorpresa singolo ma sulla somma di scelte, conseguenze e piccoli strappi.
Io lo leggo come un libro che non vuole solo raccontare il successo, ma il costo del successo quando la collaborazione diventa quasi un’estensione della vita privata. È qui che il romanzo trova la sua forza: non nel “mondo dei videogiochi” in sé, ma nel modo in cui quel mondo costringe i personaggi a definirsi. Il risultato è una storia molto più ampia di quanto sembri all’inizio, e proprio per questo conviene fermarsi un momento sul titolo.
Per capire perché pesa così tanto, serve leggere la sua risonanza con Shakespeare.

Perché il titolo richiama Macbeth
Il titolo rimanda al celebre monologo di Macbeth, e non è un ornamento colto messo lì per fare scena. Io lo leggo come una chiave: la ripetizione di “domani” suggerisce durata, stanchezza, attesa, ma anche la possibilità di ricominciare. Zevin usa proprio questa ambivalenza per parlare di creatività e di fallimento senza trasformare la storia in una lezione morale.
Nel romanzo, quel richiamo funziona in due direzioni. Da una parte c’è il lato più amaro: il tempo consuma, deforma, complica. Dall’altra c’è l’idea opposta, quasi ostinata: si può riprovare, ricostruire, tornare al lavoro. È un significato molto adatto alla cultura videoludica, dove il restart non è una sconfitta definitiva ma una forma di apprendimento. Per questo il titolo non va letto come puro citazionismo: è la cornice mentale dell’intero libro. E da qui il passo naturale è capire chi regge davvero questa cornice.
Sam, Sadie e Marx al centro della storia
La forza del romanzo sta soprattutto nei tre personaggi che ne reggono l’equilibrio. Nessuno dei tre è riducibile a una funzione narrativa semplice, e io trovo che sia questo a renderli credibili: sono talentuosi, contraddittori, spesso irritanti, ma mai piatti. La loro relazione forma una specie di triangolo emotivo e professionale in cui affetto, competizione e bisogno reciproco si mescolano continuamente.
| Personaggio | Ruolo nella storia | Cosa rappresenta |
|---|---|---|
| Sam Masur | Programmatore e figura di collegamento tra i due poli creativi | Il bisogno di appartenenza, la memoria del trauma e la ricerca di un posto nel mondo |
| Sadie Green | La mente più ambiziosa e più inquieta del gruppo | Il perfezionismo, la pressione del talento e il prezzo dell’autonomia creativa |
| Marx Watanabe | Presenza decisiva nel bilanciamento del trio | Il lato più concreto e relazionale del lavoro, ma anche la fragilità dei legami quando tutto accelera |
Il punto, per me, è che il libro non ruota attorno a un trio “perfetto” ma a un sistema instabile: ognuno compensa ciò che manca all’altro, e proprio per questo il rapporto si incrina quando il successo cresce. È una scelta narrativa molto efficace, perché evita l’idealizzazione e lascia emergere il conflitto vero, quello che si insinua tra ambizione personale e fiducia reciproca. Da qui si apre la parte più interessante del romanzo: i temi che tiene insieme senza semplificarli.
I temi che contano più del videogioco
Io non consiglierei questo libro a chi cerca solo un romanzo “sui gamer”. Il videogioco è importantissimo, ma è soprattutto il dispositivo attraverso cui Zevin parla di altro: amicizia, intimità, disabilità, fallimento, desiderio di riuscire e paura di perdere il controllo. In questo senso il romanzo è molto più letterario di quanto la sua trama potrebbe suggerire a prima vista.
Amicizia e lavoro creativo
Il cuore del libro è una partnership che assomiglia a un matrimonio emotivo senza coincidere mai davvero con un rapporto sentimentale tradizionale. I personaggi si cercano perché insieme riescono a creare meglio, ma proprio questa interdipendenza li espone a gelosie, aspettative e non detti. Io trovo molto riuscita questa idea: quando il lavoro diventa il luogo principale del legame, ogni decisione professionale porta con sé un residuo affettivo.
Dolore, disabilità e identità
Il corpo non è mai un dettaglio secondario. La storia mostra come il dolore, la differenza fisica e la percezione di sé influenzino il modo in cui i personaggi abitano il successo e la relazione con gli altri. Questa dimensione rende il romanzo più serio di molti altri libri sul mondo creativo, perché ricorda che la realizzazione personale non cancella mai del tutto la vulnerabilità. Anzi, spesso la rende più visibile.
Leggi anche: Harry Potter: Libri o Film? La guida definitiva per capirli tutti
Videogiochi come linguaggio narrativo
Il videogioco non è il tema, è il metodo con cui il romanzo parla di relazione. Le idee di restart, livelli, errori, ripetizione e collaborazione entrano nella struttura stessa della storia. Questo è il motivo per cui il libro interessa anche a chi non gioca: Zevin non chiede competenze tecniche, chiede disponibilità a leggere i videogiochi come forma culturale. E quando questa cosa funziona, il risultato è sorprendentemente emotivo.
Se il tema ti incuriosisce ma temi che il contenuto sia troppo “di settore”, la sezione successiva chiarisce bene cosa aspettarti davvero dalla lettura.
Come leggerlo se non sei un gamer
Qui conviene essere onesti: il libro premia chi accetta un ritmo largo, salti temporali e molta introspezione. Non è un romanzo d’azione travestito da storia culturale. È piuttosto un romanzo di relazioni in cui i videogiochi danno forma al conflitto, ma non lo esauriscono. Per questo può piacere moltissimo anche a chi non ha mai toccato un controller, purché entri nella sua logica emotiva.
| Se ti aspetti | Troverai invece | Effetto sulla lettura |
|---|---|---|
| Una trama molto lineare | Una storia che avanza per blocchi temporali e ritorni | Serve un po’ di attenzione in più, ma i personaggi guadagnano profondità |
| Un libro per soli appassionati di gaming | Un romanzo che usa il gaming come linguaggio narrativo | La lettura resta accessibile anche a chi non conosce il settore |
| Un romance classico | Un rapporto complesso fatto di lavoro, affetto, distanza e tensione | Più sfumato, più realistico, meno prevedibile |
Se dovessi dare un consiglio pratico, direi di non leggerlo di fretta. Funziona meglio quando lo si affronta come una storia di lungo periodo, lasciando spazio ai silenzi e ai cambi di fase. Io lo trovo particolarmente adatto a chi ama i romanzi di formazione adulti, i libri sulle dinamiche creative e le storie in cui il successo non risolve, ma complica. E proprio per questo il suo valore continua a reggere anche adesso.
Perché resta una lettura forte anche oggi
Nel 2026 questo romanzo continua a funzionare perché parla di questioni molto attuali senza sembrare costruito per inseguire l’attualità. Creatività, lavoro digitale, identità professionale, amicizia dentro la competizione: sono temi che oggi toccano quasi tutti, anche fuori dal mondo dei videogiochi. La sua forza sta nel mostrare che le relazioni importanti non si rompono quasi mai per un solo grande evento, ma per una lunga serie di microspostamenti.
Se lo leggi in ottica culturale, io direi che il libro offre anche una buona domanda da portare in un gruppo di lettura: quando una collaborazione diventa indispensabile, quanto resta ancora davvero personale? È una domanda scomoda, ma utile, e non riguarda solo i protagonisti del romanzo. Per questo l’opera di Zevin merita attenzione anche a distanza di anni: non si limita a raccontare una bella storia, mette in scena il prezzo umano della creazione condivisa.
Se cerchi un romanzo capace di unire emozione, struttura e riflessione sul fare artistico, questo è uno dei titoli più solidi da tenere in mano. Non promette leggerezza immediata, ma offre qualcosa di più duraturo: una storia che continua a lavorare nella memoria mentre la lasci andare.